Valduggia
Ecomuseo del territorio e della cultura contadina della Bassa Valsesia
Itinerari di visita
Valduggia, grazie alle favorevoli condizioni geografico-ambientali ed alle acque del torrente Strona, ha sempre goduto di un'economia variegata, che affiancava alla coltivazione della terra, l’attività di botteghe artigiane, concerie, cartiere e calcifici.
Foto Roberto Mazzola
L’attuale ed avanzato polo industriale che opera a livello mondiale nel comparto delle minuterie metalliche e delle valvole civili ed industriali, affonda le sue radici nell’antica tradizione della fusione in bronzo delle campane.
Il primo documento che testimonia tale attività risale al 1500; il mestiere, rimasto totalmente manuale, si è protratto sino a due anni fa, quando a Valduggia anche l’ultimo laboratorio , la Fonderia di Bronzi e Campane Mazzola ha cessato l’attività.
Storiche le campane di Valduggia delle Chiese di San Giorgio e Santa Maria Assunta.
Le campane in bronzo, lavorate con l’aggiunta di piccole percentuali d’oro e argento per ottenere suoni di differenti tonalità, non sono le sole opere di grande valore artistico presenti a Valduggia.
Qui infatti, nel 1475, ebbe i natali il pittore Gaudenzio Ferrari, il grande artista rinascimentale “genio” del Sacro Monte di Varallo, al quale è stato dedicato un monumento che troneggia nell'omonima piazza e la cui abitazione è ancora visibile.
Allo stesso pittore si devono gli affreschi che decorano la volta dell’oratorio di San Rocco, edificio religioso costruito nel 1526 come ex-voto per la scampata pestilenza.
Nei pressi dell’oratorio sorge anche la ex-casa del Pretore con le due sale interamente restaurate: qui alloggiava il Pretore prima di pronunciare le condanne capitali che venivano eseguite sulla piazza antistante.
I tre gradini del Palazzo Pretorio aspettavano i colpevoli che, dal basso verso l’alto, vi salivano a seconda della gravità del crimine commesso.
Il progetto ecomuseale della bassa Valsesia prevede l'allestimento presso l'edificio cinquecentesco "Casa Spagna - Vinzio", recentemente ristrutturato, di una sorta di spazio espositivo a carattere dinamico suddiviso in aree tematiche che analizzeranno l'aspetto artigianale-industriale (dalle antiche fucine alle odierne rubinetterie, passando attraverso la fonderia delle campane, le cartiere, i filatoi e le segherie), l'aspetto materiale contadino (i "taragn", edifici rurali con i tipici tetti
in paglia, i mulini ed i forni comunitari, la cultura materiale contadina e le attività agricole della zona), l'aspetto artistico (le emergenze storico-artistiche e gli artisti che hanno operato in queste zone, lasciando testimonianze di valore inestimabile, oltre alle personalità di grande livello, quali Gaudenzio Ferrari, i Peracino, il Mazzola ed il cartografo Gian Battista Falda)
A due chilometri dall’abitato di Valduggia, sorge Zuccaro, dove, nella graziosa cornice di Casa Negri, ha sede l’Associazione Ecomuseo della Bassa Valsesia “Colli di Seso” che si propone di recuperare il patrimonio materiale e culturale della tradizione tramite azioni di restauro, interventi di recupero e creazione di percorsi ecomuseali e naturalistici sul territorio.
L’Associazione organizza regolarmente corsi per l’apprendimento delle antiche tecniche pittoriche parietali avvalendosi delle materie prime usate all’epoca come la tempera all’uovo e i pigmenti naturali nonché corsi di vetrate a piombo e costruzione di meridiane.
Grazie ad un accordo con la popolazione del paese, più di 70 case sono oggi affrescate con i lavori degli allievi di Casa Negri e costituiscono un vero e proprio percorso artistico di interesse turistico.
Nel circuito di visita si segnalano, inoltre, la Chiesa parrocchiale, con lo splendido Giudizio Universale del Luini (XV secolo) e il campanile dotato di sei campane da concerto, e l’oratorio di San Bernardino, con opere del Peracino.
A soli dieci minuti dal centro abitato, in località Orpiattino, tra la fitta vegetazione è nascosto un agglomerato di case “fantasma” costituito da numerose strutture in sasso “a secco” e da un oratorio abbandonati, ma rimasti intatti dalla fine dell’800. Si racconta che il luogo venne abbandonato a causa della peste.
In occasione di feste e durante gli eventi promossi dall’Associazione, gli abitanti di Zuccaro accendono gli antichi forni e si cimentano nella produzione del tipico dolce locale detto “figacina”, la cui ricetta è tuttora avvolta nel mistero.
Itinerari guidati (su prenotazione)
Ciascuna escursione prevede la presenza di una Guida turistica o Accompagnatore naturalistico accreditato.
- Luoghi fuori dal tempo: I "taragn" di Sorzano
L’Ecomuseo tutela e valorizza alcune strutture abitative rurali denominate “taragn”.
Questi edifici sono costituiti nella parte superiore da un particolare tetto in paglia di segale, molto spiovente per permettere lo scorrimento veloce dell’acqua piovana e lo scarico continuo della neve invernale; le mura perimetrali dell’abitazione sono di sasso “a secco” e la pavimentazione è in terra battuta; per quest’ultima particolarità si presume che il termine dialettale “taragn” possa derivare dal latino terraneus.
L’origine dei “taragn” del Monte Fenera è molto antica. Alcuni documenti attestano l’esistenza nell’area di tale pratica costruttiva già nell’Alto Medioevo; del resto in tutta la bassa Valsesia questo tipo di costruzione venne mantenuta inalterata fino a tutto il Settecento.
A causa della facile propensione alla combustione di queste coperture si iniziò a sostituirle con materiali più idonei, così questi esemplari di antichi abituri scomparvero piuttosto rapidamente.
Tuttavia i “taragn” del nucleo di Sorzano, situati all’interno del Parco Naturale del Monte Fenera, si sono conservati sino ad oggi e, grazie a sistematici interventi di ripristino, ci consentono di osservare, ancora oggi, l’esatta struttura delle case originali.
Alcuni “taragn” erano adibiti a fienile, mentre altri servivano per usi domestici o come magazzino per le provviste; in ogni caso la tecnica utilizzata era la stessa.
Istituito nel 1987, il Parco Naturale del Monte Fenera copre una superficie di 3.378 ettari e costituisce un’area di grande importanza a livello archeologico, storico e naturalistico.
Boschi di castagno e faggio, dove vivono caprioli, cinghiali, nonché esemplari rari come la cicogna nera e la formica rufa, fanno da cornice ad un ecosistema unico, abitato fin dalla preistoria, dove sono stati rinvenuti resti fossili di vertebrati, risalenti al pleistocene, provenienti dalle grotte carsiche del monte Fenera.
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