Rassa
Ecomuseo del legno e della calce
Sito in Val Sorba, una valle laterale della Valgrande, il polo ecomuseale di Rassa, inserito nel percorso dell'Ecomuseo del territorio e della cultura walser, è caratterizzato da quattro filoni tematici:
Itinerari di visita
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Il legno e il bosco della Grande Selva
Passeggiando tra i boschi della valle è possibile scoprire testimonianze d'archeologia preindustriale: sono numerose le antiche segherie e le partenze delle teleferiche.
Un tempo, a Rassa, erano in attività circa 10 segherie ad acqua, ovvero segherie che sfruttando la forza delle acque dei torrenti, permettevano di tagliare in tavole e travi i tronchi di abete bianco, rosso e larice.
Nel centro abitato è ancora presente e funzionante l'antica segheria di Brasei, azionata dalle acque del torrente Sorba, una delle segherie idrauliche più antiche e meglio conservate delle Alpi, fulcro del polo ecomuseale, attualmente in corso di ristrutturazione.
In Val Sorba si estende una bellissima abetina ("la Grande Selva") oggetto, fino al secolo scorso, di gestione regolamentata con esbosco selettivo condotto da generazioni di boscaioli.
La vita dei boscaioli ("buscarin") era strettamente legata alla terra e alla forza delle proprie braccia; gli alberi abbattuti venivano accatastati nei fondovalle e – nei mesi invernali- trasportati in paese per mezzo di slitte e di un caratteristico ponte che attraversava le acque gelate dei torrenti.
Tra le case del Cantone Spinfoj affacciate sul torrente Sorba è visitabile (previo appuntamento o in occasione di visite guidate) un'antica bottega di falegnameria (la Butega del Patel) che conserva numerosi attrezzi originali.
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L'Acqua
Il bacino idrografico di pertinenza del Comune di Rassa risulta essere uno tra i più caratteristici e naturali della Valsesia.

La collocazione particolare alla confluenza di due grandi torrenti montani - il Sorba e il Gronda - rende la Valle di Rassa “regina” delle acque di alta montagna, un ruolo ideale confermato nella pratica dalla presenza delle numerose ed antiche segherie idrauliche, attive fino all'inizio del XX secolo, e di numerosi mulini consortili per la produzione di farina, utilizzati a rotazione tra i vari proprietari. Di essi ne rimangono solo alcuni resti sulla sponda del torrente Sorba e Gronda.
Grande importanza, come in tutte le raltà rurali, era il lavatoio dove quotidianamente su trovavano le donne del paese, visibile ancora alla base del ponte di Pavaraj.
Nelle lunghe camminate lungo i sentieri si incontreranno i funtanin, ovvero sorgenti raccolte in semplici vasche che servivano in particolare al bestiame pascolato in estate. Opere che rischiano oggi di scomparire in quanto la manutenzione montana si è ridotta drasticamente.
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La Roccia
Le valli di Rassa hanno fornito alle sue genti prezioso materiale da costruzione: pietre per le murature a secco delle baite, beole per i tetti, calce per gli intonaci e marmo per le sculture religiose.
Presso la Cava di marmo dell'Alpe Massucco, a due ore di cammino dal paese di Rassa, affiora una roccia di notevole pregio che, per diversi secoli, è stata utilizzata per estrarre lastre di marmo, utilizzate anche per la costruzione del Duomo di Milano.
A circa venti minuti dal paese, lungo il Rio Ruachè, c'è un caratteristico affioramento roccioso che, per le sue proprietà è stato nel secolo scorso oggetto di faticosa coltivazione. Le lastre venivano preparate in estate e trasportate giù in paese nei mesi invernali su slitte
Camminando lungo le valli di Rassa si trovano diverse tracce di cave da mola, facilmente distinguibili dal caratteristico segno a forma di grande cerchio.
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Il Fuoco
Il fuoco ha permesso alle genti di Rassa di produrre carbone e trasformare le pietre di marmo in calce.
Il Carbonaio ("Carbunin") era un lavoro pesante e a volte anche rischioso, infatti le carbonaie richiedevano un continuo controllo giorno e notte, quindi i carbonai si turnavano per il controllo continuo delle cataste di legna.
Oltre alle decine e decine di spiazzi che si incontrano nei boschi della valle di Rassa e di testimonianze di questa antica attività, presso l’archivio del paese sono state raccolte interessanti documenti riguardanti richieste, delle concessioni e degli obblighi che gravitavano attorno a questa dura attività dell’800.
Nella Val Sorba la cultura della produzione della calce si è sviluppata a partire dal '500 ed oggi è testimoniata dal numero considerevole di forni da calce, che per numero e posizione (15 rilevati) rappresentavano un vero e proprio polo industriale delle alpi meridionali, utilizzati per secoli, come testimoniato i documenti raccolti nell'archivio storico, per la fornitura di chiese e di grandi edifici pubblici.
Itinerari guidati (su prenotazione)
Ciascuna escursione prevede la presenza di una Guida turistica o Accompagnatore naturalistico accreditato.
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Val Sorba - Selve e Forni della Calce
Questo percorso interessa la Val Sorba dove si estende la "Grande Selva", ricca di legname, che per secoli ha garantito lavoro ai boscaioli, carbonai e artigiani della calce.
Al ponte della Prabella si trovano i resti di una segheria idraulica con i suoi canali per la captazione dell'acqua, diverse carbonaie e una parte consistente di forni per la calce, preziosi esempi della storia preindustriale del territorio.
Giunti all'Alpe Dosso e Massucco si cominciano a vedere le prime tracce della cava di marmo, di qualità pregiata, scelto in origine dalla Fabbrica del Duomo di Milano.
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Val Gronda e Sentiero dell'arte
Il percorso, inuagurato dal CAI Varallo nel 2005, testimonia attraverso numerose cappelle ed oratori il sentimento della fede e devozione della popolazione locale.
Si tratta di un itinerario agevole con un dislivello inferiore a 400 metri che parte dal secentesco oratorio della frazione Sant'Antonio e attraversa le frazioni di Rassetta, Fontana, Mezzanaccio, Piana, Ortigoso e Oro che fanno bella mostra di sè con i loro oratori e belle case. Al ritorno è prevista la visita della chiesa parrochiale.
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Visita ai Cantoni e alla Segheria
I Cantoni che ora costituiscono l'abitato di Rassa un tempo formavano la Squadra Inferiore e sono Tagin, Spinfoj, Pavaray, San Giovanni e Sant'Antonio.
Questi ultimi due sono uniti dall'antico ponte in pietra a due arcate che è diventato il simbolo di Rassa. L'attuale imponente chiesa dedicata a Santa Croce è frutto di successive ricostruzioni e custodisce preziose opere d'arte.
L'antica segheria di Pavaray, al centro del paese, è una delle poche ancora a funzionare interamente ad acqua con ingranaggi e ruote dentate in legno.
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Vita di alpeggio: la nuova stalla di Sorbella
L'Alpe Sorbella, uno degli alpeggi più belli ed estesi della Valsesia, ha dal 2007 una nuova stalla comunale, realizzata con contributi comunitari.
La gestione del pascolo è ancor oggi basata su un antico regolamento del '600 chiamato Livello che suddivide le proprietà in erbe, piedi e unghie e dettaglia nei minimi particolari la conduzione dei prati e delle stalle.

