Riva Valdobbia
Proposte di visita al sito ecomuseale.
I pannelli tematici del "Grande Sentiero Walser", posti sul territorio, offrono spunti di visita lungo il percorso sulle tracce del popolo walser, aiutando il visitatore nella lettura dei "segni" lasciati dai "colonizzatori della alte vette".
La Guida illustrata dell'Ecomuseo della Valsesia e la Mappa d'itinerario sono in distribuzione gratuita presso la sede dell'Ente e gli uffici turistici del territorio.
Itinerari di visita
I Walser di Riva Valdobbia
Per osservare un altro aspetto dell'epopea Walser bisogna spostarsi in Val Vogna, valle che partendo da Riva Valdobbia segue il torrente Vogna sino alla sua sorgente.
Riva era il capoluogo dell'antica comunità di "Pietre Gemelle" che comprendeva anche Alagna.
La Val Vogna era la via più comoda, e anticamente la più frequentata, per transitare dalla Valsesia alla valle di Gressoney. Presumibilmente i primi Walser giunti in questa valle provenivano, quindi, proprio da Gressoney - Saint Jean.
Un documento del 1325 dimostra che già in quel tempo erano insediati in località Peccia ("Pezia") alcune famiglie di coloni Walser provenienti da Verdoby (Gressoney) che trattavano con altri Walser provenienti da Macugnaga la divisione del territorio.
Insieme fondarono molti piccoli villaggi, tipici dello stile walser, insediandosi in particolare su alpi frequentati da transumanti della Mensa Vescovile di Novara.
Questi nuclei diventeranno le frazioni di Cà di Ianzo, Cà Piacentino, Cà Morca, Cà Verno, Rabernardo, Cambiaveto, Le Piane, La Peccia, La Montata e Larecchio.
A Rabernardo, in una tipica abitazione Walser, raggiungibile con un’agevole mulattiera, è ospitato un Museo etnografico di grande interesse, sorto grazie all'impegno del Cav. Locca.
Penetrando all’interno della baita, grazie al reperimento di oggetti e macchinari originali quali telai, mobili, utensili casalinghi, attrezzi agricoli e per la lavorazione del legno, nonché costumi e abbigliamento d’epoca, sembra di tornare indietro nel tempo, toccando con mano le fatiche e le usanze della popolazione Walser.
La località Larecchio, invece, pur essendo alla quota di circa 1.900 metri, all'inizio del XIV secolo venne disboscata, dissodata ed abitata, trasformandosi in un meraviglioso piano dal pascolo lussureggiante. Questo conferma l'optimum climatico di quegli anni che favorì gli insediamenti dei Walser in quelle alte quote.
Seguendo i pannelli informativi, nella piazza di Riva Valdobbia (m 1.112), (da notare la splendida parete affrescata della Chiesa parrocchiale di San Michele, la cui paternità è generalmente attribuita al pittore di Alagna Melchiorre d'Enrico, fratello minore del più noto Tanzio da Varallo) incontriamo il pannello n. 11, che ci illustra i percorsi del popolo Walser nei secoli.
Sempre a Riva Valdobbia, il pannello n. 12, all’imbocco della carrozzabile che conduce in Val Vogna, compie una digressione sulle caratteristiche della viabilità dell'epoca.
La fitta rete di strade, composta da sentieri e mulattiere minori che permettevano l’accesso al fondovalle e alle grandi vie di scambi commerciali con le valli piemontesi, aostane e svizzere, svolsero un ruolo importante nella storia locale, fortemente segnata dall'emigrazione.
A questo proposito la Val Vogna, che poi divenne un importante passaggio della “Via Regia” sabauda, era collegata, tramite la Valle d'Aosta al Ducato di Milano (cui la Valsesia apparteneva dal XV secolo).
Dal Colle Valdobbia, purtroppo, transitò in Valsesia anche la terribile pestilenza del 1640.
Il pannello n. 13 ci invita a visitare il teatro di Riva Valdobbia, vera e propria "bomboniera" per la grazia del suo interno, decorato con uno stile di fine '800 da artisti locali, mentre il pannello n. 14 è posto dopo Cà di Janzo (m 1.354) in Val Vogna, un tempo rinomata come soggiorno estivo: anche la Regina Margherita di savoia vi soggiornò nel 1898 all'albergo Pensione Alpina.
Parte da qui, l'antica "Via Regia", che da Cà di Janzo conduce alla frazione Peccia e quindi al Colle Valdobbia, attraverso la Val Vogna. Lungo questo tracciato si potranno ammirare i tipici villaggi Walser, i terrazzamenti che fiancheggiano il sentiero, scorci mozzafiato, cappellette, antichi ponti in pietra, fontane e forni per il pane.
L'ingegno e la tenacia dei colonizzatori sono riconoscibili nell'opera di canalizzazione delle acque, anch'essa interamente costruita in pietra ed adatta a sfruttare razionalmente le risorse idriche della montagna. Il pannello n. 15, posto in frazione Oro (m 1.500) ci descrive il tipico granaio Walser.
Malgrado l’abitazione Walser fosse concepita come spazio abitativo con finalità altresì agro- pastorali esistevano edifici-granaio per la conservazione dei foraggi e delle granaglie. Per creare un ambiente areato e asciutto dove conservare il raccolto, l’ambiente in legno era separato dalla piccola base in pietra.
La tipologia costruttiva del granaio Walser è molto simile allo "Stadel" della valle di Gressoney, con l’ingresso a monte e il deposito orientato a valle.
Posto in frazione Cà Vescovo (m 1.456) il pannello n. 16 descrive le caratteristiche del villaggio Walser della Val Vogna, del tutto simile a quelli descritti in precedenza.
Il pannello n. 17, prima di giungere alla frazione Peccia (m 1.449), mostra la cosiddetta “Mappa Rabbini”, redatta nel 1866, per “mappare” l'uso del suolo nelle frazioni della Val Vogna.
L'ultimo pannello n. 18 è posto al bivio per l’Alpe Larecchio (m 1.895) e spiega le caratteristiche comuni, nella costruzione delle baite degli alpeggi, tra Gressoney e le zone alte della Valsesia.
Il particolare legame che storicamente unisce i Walser di Gressoney ai coloni stabilitisi in Val Vogna è testimoniato dall’origine dei nomi di alcune famiglie.
Al bivio dopo il ponte napoleonico, seguendo il fondovalle si giunge all'Alpe Maccagno, famoso per i suoi formaggi tipici.
Seguendo invece le indicazioni per il Colle Valdobbia si percorrono le orme degli antichi emigranti lungo la Via Regia. Il Rifugio Ospizio Sottile, costruito proprio per dar ospitalità ai viandanti di passaggio, testimonia ancor oggi, dall'alto dei suoi 2480 metri, il suo passato denso di storia.
A metà strada l'Alpe Larecchio dove in alcune giornate si può assistere, presso un'azienda agrituristica, alle attività pastorali di lavorazione del latte e degustare i prodotti
Itinerari di visita (su prenotazione)
Ciascuna escursione prevede la presenza di una Guida turistica o Accompagnatore naturalistico accreditato
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L'alta Via dei Walser
L'itinerario che consente di ripercorrrere le testimonianze della tradizione walser e dell'arte religiosa, si snoda attraverso le frazioni walser di Ca' d'Janzo, Selveglio, Oro, Cà Vescovo, Rabernardo, S. Antonio, Cambiaveto , Peccia, Cà Verno, Cà Morca, Cà Piacentino in una delle più pittoresche valli valsesiane lungo il torrente Vogna.
Punto di partenza è la frazione Cà di Janzo.
Lungo questo tracciato si potranno ammirare i tipici villaggi walser, i terrazzamenti che fiancheggiano il sentiero e le opere di canalizzazione delle acque, interamente costruite in pietra, testimonianza dell'ingegno e della tenacia dei colonizzatori walser, scorci mozzafiato, cappellette ed oratori testimoni della devozione popolare, antichi ponti in pietra, fontane, granai e forni per il pane.
Nella Frazione Rabernardo è prevista la visita della casa-museo
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La colonizazzione walser e la vita negli alpeggi (2 giorni)
L'itinerario segue a ritroso la colonizzazione walser della Valle Vogna partendo dalle frazioni più a sud fino ai più antichi insediamenti della Montata, Peccia e Alpe Larecchio.
Qui si farà la conoscenza di una famiglia di malgari e sarà possibile assistere al processo di lavorazione del latte in alpeggio.
La giornata prosegue con la cena e il pernottamento presso il locale agriturismo.
Il mattino seguente sarà possibile seguire i malgari nella mungitura e successiva produzione del formaggio d'alpe. (L'itinerario può essere svolto anche in una giornata senza assistere alla mungitura).
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L'antica Via Regia
Itinerario storico escursionistico che ripercorre l'antica Via Regia.
L'itinerario si snoda lungo la via che portava gli emigranti attraverso il Colle Valdobbia nelle terre d'oltralpe per il lavoro stagionale.
Sono previste 4 ore di cammino, ma la fatica è pienamente ripagata dai mutevoli paesaggi attraversati, ricchi di storia da raccontare.
L'escursione prevede il pranzo presso il Rifugio Ospizio Sottile.

