Per saperne di più sul Supervulcano della Valsesia
Il Gruppo "Progetto Supervulcano", il Comune di Balmuccia e il Comune di Scopello organizzano nel mese di agosto due conferenze di Silvano Sinigoi, Professore ordinario di petrografia presso l'Università di Trieste, sul tema.
- Sabato 6 agosto alle ore 20,45 - BALMUCCIA (Teatro Sociale)
Seguirà concerto di fisarmoniche del gruppo Salaris'Accordions
- Lunedì 8 agosto alle ore 20,45 SCOPELLO (Centro Polifunzionale)
Seguirà degustazione di prodotti locali
Per informazioni: 340.3486552 email: info@supervulcano.it
Alcune notizie sul Supervulcano della Valsesia
Tra la Valsesia e la Valsessera, nelle Alpi Occidentali, è stato scoperto un “super-vulcano fossile” unico nel suo genere. La notizia, di rilevanza mondiale, è stata diffusa nel 2009, dopo essere stata pubblicata dalla rivista internazionale Geology. Le ricerche sono state condotte da Silvano Sinigoi, professore di Petrografia all’Università di Trieste, e da James Quick, prorettore della Southern Methodist University di Dallas.
Il prof. Silvano Sinigoi studia la geologia del territorio valsesiano dal lontano 1979 e la collaborazione con il prof. James Quick risale agli anni ’80.
Si sapeva già da oltre un secolo che nella bassa Valsesia affioravano rocce vulcaniche, come da parecchio tempo si sapeva che nella zona di Balmuccia emergevano strati molto profondi della Terra (peridotiti di mantello) e che, complessivamente, le rocce che affiorano lungo la Valsesia tra Balmuccia e Gattinara costituiscono una sezione attraverso la crosta terrestre.
La novità importante è stata quella di dimostrare, grazie alle moderne tecniche geocronologiche, che le rocce magmatiche intruse in questa sezione crostale e le rocce vulcaniche affioranti tra Borgosesia e la pianura Padana appartenevano ad un unico sistema magmatico attivo tra 290 e 280 milioni di anni fa e ormai “fossile”.
Circa 60 milioni di anni fa, in seguito all’apertura dell’oceano Atlantico e la conseguente deriva del continente Africano, la collisione tra Africa ed Europa ha portato alla formazione delle Alpi e, in corrispondenza della Valsesia, ha ripiegato di 90° la sezione crostale, mettendo in luce le parti più profonde del sistema di alimentazione del vulcano.
Grazie a questo “rovesciamento” della crosta terrestre è possibile oggi osservare direttamente ciò che in origine si trovava a 25 Kilometri di profondità.
Si tratta di una struttura geologica ormai “fossile”, che espone parti tra le più nascoste e profonde del sistema magmatico sottostante il vulcano, in genere inaccessibili. Ciò permetterà agli studiosi di tutto il mondo, geologi e vulcanologi, di capire cosa succede realmente sotto un vulcano attivo.
Grazie all’evidenza delle strutture emerse lungo la Valsesia i ricercatori, avranno un modello completo per interpretare sia i profili geofisici che i processi magmatici che agiscono sotto le caldere attive, capire quali sono i processi fondamentali che influenzano le eruzioni, dove sono immagazzinate le enormi quantità di materiale lavico, e spiegare ancora meglio i collegamenti fra i movimenti delle placche tettoniche e le eruzioni vulcaniche.

